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Comune di Bagno di Romagna

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Le origini

Fin dal Settecento esistevano nel territorio comunale Legati e Opere pie, cioè istituzioni di beneficenza e assistenza istituite da privati con patrimoni e beni, che cercavano di alleviare povertà e sofferenze: l’Opera Pia Fabiani (1706), la Pia eredità Feltreschi (1724), il Pio Legato Fabbri Della Faggiola (1859) elargivano elemosine ai poveri e doti a ”fanciulle oneste”, il Pio Legato Baldassarri (1742) doti per monacazione e maritaggio, il Pio Legato Babbini-Salvetti (1868) borse di studio ai giovani che volevano laurearsi. Anche l’Ospedale Angioloni (1860) e l’Asilo infantile delle Grazie (1897) di San Piero erano stati istituiti grazie a lasciti di privati.
Dal 1862 era la Congregazione di Carità che, per legge e su nomina del Comune, coordinava, gestiva e garantiva il corretto uso dei patrimoni di queste opere pie a favore dei bisognosi.
A seguito della legge 17 Luglio 1890 n°6972, il Consiglio comunale nel 1892 stabilì di affidare alla Congregazione di Carità del Comune di Bagno - dotatasi nel frattempo di uno Statuto organico (24 Ottobre 1891) - la gestione della intera benefi-cenza, concentrando in essa sia i patrimoni delle varie Opere Pie sia i fondi con cui annualmente la Giunta elargiva sussidi ai poveri, “baliatico” alle puerpere, spese sanitarie e ricoveri in ospedale….

Il 26 maggio 1907 con testamento segreto, raccolto dal notaro Sante Nuti, la signora Camilla Spighi di S. Piero in Bagno (1846-1907) lasciò una abitazione con orto annesso, posta in via Garibaldi 30, del valore di £. 4.004, ed il relativo mobilio domestico (valore periziato in £. 800,58), alla Congregazione di Carità del Comune di Bagno di Romagna affinché potesse erigere un Ricovero per vecchi poveri d’ambo i sessi di San Piero in Bagno.
Dopo l’autorizzazione della Prefettura di Firenze ad accettare tale legato (24 ottobre 1908), la Congregazione di Carità provvide il 21 Dicembre di quello stesso anno ad approvare lo Statuto Organico per l’erigendo Ricovero di mendicità intitolato alla benefattrice, e contemporaneamente a trasformare e riunire ad esso il Pio Legato di Beneficenza Fabbri della Faggiola, dotato di una piccola rendita annua destinata alla distribuzione di elemosine ai poveri del paese di S. Piero.
Con l’erezione in Ente morale - concessa con R.D. del 9 Giugno 1910 - l’ istituzione denominata “Ricovero Camilla Spighi” diviene autonoma, cioè dotata di un proprio patrimonio (costituito dai beni lasciati dalla benefattrice), mentre il Consiglio Comunale assume l’obbligo di stanziare in suo favore ogni anno un contributo di £.1.264,00 per il mantenimento degli indigenti inabili che vi venissero ricoverati.
Espletato il complesso iter burocratico, si vuole aprire il Ricovero in tempi brevi nella casa lasciata dalla benemerita donatrice, che è dotata di un ampio orto. Per raccogliere ulteriori fondi si istituisce un “albo d’oro” per le donazioni. Tutti contribuiscono: privati, la Società Operaia, la Filarmonica, il Comitato per il Carnevale, la Filodrammatica; si organizzano feste danzanti, tombole per finanziare l’opera.
Nella documentazione rimasta s’accenna al 1913 come data in cui il Ricovero inizia a funzionare “in via d’esperimento, che insegnerà a meglio regolare il funzionamento della pia istituzione”, mentre un “Registro dei ricoverati” fissa al 1 Giugno 1917 la sua apertura ufficiale, con l’accoglimento dei primi due anziani ospiti.
Il terremoto del 10 Novembre 1918 distrugge completamente il Ricovero: gli ospiti vengono alloggiati in baracche, come molti altri concittadini.
Si pensa subito alla costruzione di un nuovo e più ampio edificio: ma i tempi si prospettano lunghi dovendo contare sui fondi che lo Stato concederà per la ricostruzione delle zone terremotate.
Ma il 4 Ottobre 1919 giunge il testamento di don Venceslao Nuti (1847-1919), parroco di Larciano, che lascia erede universale dei suoi beni - un valore di circa 30.000 lire - il Ricovero “che presto sarà aperto a San Piero”.
Il Comune infatti ha da tempo individuato e concesso il terreno, ed anche il progetto è pronto: lo ha redatto l’ing Pietro Fontana del Genio Civile, modificato parzialmente dal successore, l’Ingegnere capo Folchi-Vici, che ha ingrandito dormitori, refettorio e ricreatorio ed aggiunto un ingresso con vestibolo, stanza per la direzione e gli scantinati.
Il generoso lascito di don “Vinci”- come veniva chiamato con affetto don Nuti - permette di iniziare i lavori, affidati alla Cooperativa di lavoro fra muratori, scalpellini, fabbri, falegnami, manuali e affini “La Previdente” di S. Piero in Bagno.
Con un manifesto la Congregazione di carità invita tutti i cittadini, gli enti e i sodalizi locali per la mattina del 29 Luglio 1920, festa del patrono S. Pietro apostolo, alla posa della prima pietra del pio Ricovero di mendicità che, fondato dalla carità della compianta Camilla Spighi e travolto dal terribile terremoto del ’18, può sorgere di nuovo grazie alle somme lasciate da don Nuti ed alle oblazioni spontanee di tanti a cui sta a cuore il benessere del paese e la sorte dei diseredati. Alla spesa concorre anche la Congregazione vendendo ciò che rimaneva della casa di Via Garibaldi ove era sorto il primitivo Ricovero.
Quel giorno, al cospetto dell’intera popolazione del comune, fu murata nella prima pietra angolare del nuovo edificio, una pergamena sottoscritta dai rappresen-tanti degli enti, dei sodalizi, delle organizzazioni operaie, dalle autorità, dai notabili del paese “uniti e concordi nelle celebrazioni della festa della Carità”, racchiusa in un bossolo austriaco raccolto suo campi di battaglia della Grande Guerra.





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